Mario Francese: il cronista che svelò la nuova mafia dei Corleonesi
Riceviamo in Redazione e volentieri pubblichiamo
Oggi Mario Francese è riconosciuto come una figura simbolo della libertà di stampa e dell’impegno civile contro la mafia
Mario Francese incarna il modello del cronista d’inchiesta ante litteram. Non cerca protagonismo, ma storie, fatti e documenti
26 gennaio 1979, Palermo. Un sicario di Cosa Nostra attende nell’ombra fuori da un condominio di viale Campania. Quando il cronista del Giornale di Sicilia Mario Francese rientra a casa dopo una giornata di lavoro, scattano i colpi di pistola che lo uccidono sul posto. Francese diventa così il primo giornalista assassinato dalla mafia siciliana in quel periodo cruciale: aveva denunciato in anticipo l’ascesa del clan dei Corleonesi di Totò Riina, anticipando verità che solo anni dopo sarebbero emerse nei maxiprocessi. La sua storia esemplare, fatta di coraggio professionale, isolamento e ricerca tenace della verità, si intreccia con l’evoluzione sanguinaria di Cosa Nostra negli anni Settanta. Questo dossier ricostruisce il profilo di Mario Francese, il contesto storico-sociale in cui operava segnato dalla presenza pervasiva della mafia, le vicende dell’omicidio e del lungo iter processuale che portò faticosamente alla giustizia, e raccoglie infine testimonianze di familiari, magistrati, istituzioni e società civile sul significato del suo sacrificio.
Dal siracusano al Giornale di Sicilia: profilo di un giornalista integerrimo
Mario Francese nasce a Siracusa il 6 febbraio 1925. Appena quindicenne si trasferisce a Palermo per gli studi, ma ben presto la vocazione giornalistica prende il sopravvento. Inizia come telescriventista all’agenzia ANSA e collabora con il quotidiano La Sicilia di Catania, occupandosi di cronaca nera e giudiziaria. Nel 1968 lascia un impiego pubblico alla Regione Siciliana pur di dedicarsi a tempo pieno al giornalismo. Si unisce alla redazione del Giornale di Sicilia di Palermo, dove diventa cronista giudiziario, specializzandosi nelle inchieste sulla mafia e costruendosi la reputazione di reporter instancabile e scrupoloso.
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Francese, studenti protagonisti "Caro Mario, ti scrivo..."
Una cerimonia intensa quella che si è svolta in Viale Campania, a Palermo, per ricordare i 47 anni della morte di Mario Francese, giornalista ucciso dalla mafia. Una folla di giornalisti, amici, autorità ma sopratutto di studenti ha sfidato il freddo e la pioggia per ritrovarsi davanti alla lapide che ricorda il sacrificio del generoso giornalista. E sono stati i giovani, gli studenti dell'istituto comprensivo Marconi-Garzilli, che ha intitolato a Francese il plesso di piazza De Gasperi, e gli studenti del liceo Pareto-Duca degli Abruzzi, i protagonisti della giornata. Si sono rivolti direttamente a Mario, scrivendo e leggendo le loro lettere per dirgli grazie. E non solo. Parole schiette, sincere, che hanno colpito ed emozionato i presenti. Parole importanti che vanno raccolte, meditate e per questo le pubblichiamo. Perché ne rimanga traccia e perché si capisca che Palermo, con questi giovani, può realmente coltivare la speranza di un futuro migliore.
Le nostre parole per Mario
Caro Mario,
oggi, 26 gennaio, come ogni anno ci ritroviamo a ricordarti e a ringraziarti per l’aiuto che hai dato alla nostra città. Non è facile trovare le parole giuste per parlare di te. Le parole erano il tuo mestiere: sapevi usarle bene, anche quando erano scomode, anche quando davano fastidio a qualcuno. Ti scriviamo perché conosciamo la tua storia. La prima volta che abbiamo sentito parlare di te è stato a scuola e c’è una parola ci è rimasta impressa più di tutte: MAFIA. Tu non ti sei mai lasciato intimorire da quella parola, come purtroppo accade a molte persone. Al contrario hai scelto di affrontarla usando il tuo lavoro, la tua penna. Ma non solo: ci hai messo il cuore, la forza e soprattutto il coraggio. Il coraggio di raccontare ciò che nessuno vedeva, o forse ciò che nessuno voleva vedere.
La mafia ti aveva minacciato più volte e molti pensavano che ti saresti fermato. Ma fermarti non era nelle tue corde. Hai fatto una scelta difficile, hai scelto la libertà La libertà di scrivere, di parlare, di raccontare, ma soprattutto di far conoscere la verità. Non hai tralasciato niente, nemmeno i nomi e cognomi dei boss mafiosi, appartenenti a Cosa Nostra. Erano uomini senza scrupoli, gli stessi che, davanti alla tua casa, con colpi di pistola ti hanno tolto la vita. Colpi che possono sembrare piccoli, ma che hanno inflitto un dolore enorme non solo a te, ma a tutti. Noi ragazzi e ragazze, oggi radunati qui in cerchio, non vogliamo rimanere in silenzio, perché uomini come te non devono essere dimenticati. Gli eroi non muoiono finché qualcuno continua a ricordarli e a raccontare la loro storia.
Non ci siamo presentate: siamo Claudia e Giulia due ragazze che frequentano l’Istituto Guglielmo Marconi la stessa scuola in cui sono cresciuti i tuoi figli. Nonostante i tuoi numerosi impegni, sei stato un pilastro fondamentale della nostra scuola, tanto che il nostro plesso porta con orgoglio il tuo nome: Mario Francese. Oggi, anche se non sei fisicamente qui con noi, ci piace pensare che tu ci stia ascoltando e osservando. Oppure, chissà, forse sei lassù a scrivere i tuoi articoli, su qualche giornale speciale, se i giornali esistono in paradiso. Grazie, Mario, per il tuo esempio, per il tuo coraggio e per quello che hai fatto per la città di Palermo.
Claudia Leone e Giulia Di Trapani (Scuola Marconi-Garzilli, plesso Mario Francese)
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Quarantasette anni senza Mario, Palermo commossa lo ricorda
Mario Francese è stato ricordato in viale Campania nel 47° anniversario della sua morte, davanti alla lapide posta 20 anni fa. Numerosa la partecipazione di giornalisti, autorità, amici e sopratutto studenti, mai così numerosi come in questa occasione. E sono stati loro i veri protagonisti di questo appuntamento organizzato dall’Assostampa Sicilia, con il gruppo cronisti siciliani. Nonostante il cielo grigio e un pioggia leggera, la cerimonia è stata molto intensa. Giuseppe Rizzuto segretario regionale di Assostampa Sicilia ha dato subito la parola i ragazzi della scuola media Marconi, presente anche con la preside Rosalba Floria,che proprio l’anno scorso ha intitolato uno dei suoi plessi a Mario Francese. I ragazzi hanno letto una serie di brani preparati in questi giorni con l’aiuto degli insegnanti coordinati dalla professoressa Carla Nicolicchia, responsabile della legalità. Testi sulla libertà di stampa, sul coraggio civile del giornalismo, sulla memoria di Mario Francese e sul suo esempio che hanno emozionato i presenti.
Dopo di loro sono intervenuti i ragazzi del Pareto - Duca degli Abruzzi, guidati dalla professoressa Liliana Ursi. A seguire gli interventi del presidente dell’Ordine dei giornalisti, Concetto Mannisi, del prefetto di Palermo Massimo Mariani e del sindaco Roberto Lagalla. Tra il pubblico la deputata regionale del Pd Valentina Chinnici, il presidente della Corte d'Appello Matteo Frasca, il presidente della sezione della Anm di Palermo Carlo Salvatore Hamel e il giudice Giuseppe De Gregorio della Fondazione Progetto legalità. Quindi il questore Vito Calvino, il comandante provinciale del carabinieri Luciano Magrini, il comandante provinciale della guardia di finanza Domenico Napolitano, il generale di Brigata dell'Esercito Francesco Principe il comandante della polizia municipale Angelo Colucciello e per i vigili del fuoco Fabrizio Ganci. Presenti per il Comune anche gli assessori Giampiero Cannella e Maurizio Carta e l'ottava Circoscrizione con il presidente Marcello Longo e la consigliera Giusi Chinnici.
Con il presidente dell'Ordine dei giornalisti erano presenti anche i consiglieri Filippo Mulè e Franco Nuccio e il revisore dei conti Salvo Messina e Roberto Immesi.Ha partecipato alla manifestazione anche ildirettore del Giornale di Sicilia Marco Romano. Il gruppo cronisti è stato rappresentato da Mario Pintagro e il Gruppo pensionati dalla presidente Claudia Mirto.Per l’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti, c’erano il presidente Roberto Ginex e il consigliere Vincenzo Lombardo. Il collega Luigi Perollo ha portato il saluto dell'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice. Presente anche Salvatore Cusimano, presidente della Commissione del Premio Mario e Giuseppe Francese che si svolgerà il 6 febbraio, a partire dalle ore 18, nella Sala Onu del Teatro Massimo di Palermo.
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Plesso scuola Marconi sarà intitolato a Mario Francese
La cerimonia si svolgerà il 23 maggio a Palermo
Sarà intitolata a Mario Francese, il cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979, il plesso scolastico ex internazionale dell'Istituto comprensivo statale Marconi di Palermo, in Piazza Papa Giovanni Paolo II.
La cerimonia di intitolazione si svolgerà significativamente il 23 maggio prossimo, anniversario della strage di Capaci, alle ore 10:00 alla presenza delle autorità e dei familiari del giornalista che fu presidente del consiglio d'Istituto dal marzo 1975 al gennaio 1979.
L'iniziativa è stata fortemente voluta dalla dirigente scolastica dell'Istituto Rosalba Floria.
"Alle acclarate competenze professionali di giornalista investigativo, all'acume mostrato nel corso della sua carriera e al grande contributo fornito nella testimonianza dei valori della legalità - si legge in una nota dell'Istituto -, Mario Francese unisce doti di grande umanità e attenzione al mondo nella scuola come ampiamente dimostrato nel corso dei suoi mandati in qualità di Presidente del Consiglio d'Istituto.
Alcune tra le numerose attività promosse e realizzate da Francese nel nostro Istituto ancora oggi caratterizzano l'offerta formativa e le modalità di coinvolgimento della comunità scolastica (la Biblioteca, il Centro Sportivo scolastico, il Giornalino d'Istituto), segnando in modo significativo il passaggio ad una scuola partecipata, comunità attenta alla formazione globale dei ragazzi che si confronta e condivide un progetto d'Istituto coerente e innovativo".
Mario Francese: il valore dell’essere giornalista
Ringraziamo la redazione di giornalistitalia.it per questo articolo, che volentieri pubblichiamo

PALERMO – «Studia bene le carte e parla con la gente». Questa frase, che racchiude il pensiero e l’anima di Mario Francese, dovrebbe campeggiare in ogni redazione ed essere appuntata a caratteri cubitali nella prima pagina del taccuino o dell’agenda digitale di ogni giornalista.
Mario Francese
L’hanno ricordata in tanti, a Palermo, in occasione del centenario della nascita del giornalista siciliano nato a Siracusa il 6 febbraio 1925 e assassinato dalla mafia a Palermo il 26 gennaio 1979 all’età di 54 anni. Il cronista “colpevole” di aver visto per primo l’avanzata dei corleonesi raccontandola con il suo giornalismo d’inchiesta che ha anticipato gli inquirenti nell’individuazione di nuove piste investigative sull’intreccio tra mafia e appalti. Il primo e unico giornalista ad aver intervistato Ninetta Bagarella, moglie di Totò Riina e sorella di Leoluca, il killer che ha ucciso. Dagli articoli e dossier redatti del giornalista – si legge nelle motivazioni con le quali i giudici hanno condannato Leoluca Bagarella, Totò Riina, Bernardo Provenzano,
Michele Greco, Raffaele Ganci e Francesco Madonia – «emerge una straordinaria capacità di operare collegamenti tra i fatti di cronaca più significativi verificatisi nel corso degli anni, di interpretarli con coraggiosa intelligenza e di tracciare così una ricostruzione di eccezionale chiarezza e credibilità sulle linee evolutive dell’organizzazione mafiosa, in una fase storica nella quale emergevano le diffuse e penetranti infiltrazioni di Cosa nostra nel mondo degli appalti e dell’economia ed iniziava a delinearsi la strategia di attacco alle Istituzioni da parte dell’illecito sodalizio».
Il Politeama Garibaldi gremito per il Premio Mario e Giuseppe Francese
Insomma, «il movente dell’omicidio Francese è sicuramente ricollegabile allo straordinario impegno civile con cui la vittima aveva compiuto un’approfondita ricostruzione delle più complesse e rilevanti vicende di mafia».
«Ci sono voluti 20 anni – ha ricordato Giulio Francese – per arrivare alla più logica delle conclusioni: è stata la mafia. Il segretario regionale del Pci, Pio La Torre, anche lui assassinato nel 1982, aveva addirittura alzato il tiro: “Partendo dal delitto Francese c’è un’unica trama che va oltre Cosa nostra a unire tutti quei delitti eccellenti”. Mario Francese morto dimenticato.
Circa 800 studenti hanno affollato il Politeama Garibaldi per il Premio Francese
È stata invece questa per molto tempo la dura realtà. Incomprensibile. È stato il più piccolo della famiglia, Giuseppe, a darci la spinta per non subire più in silenzio, per fare sentire la nostra voce. È stato lui a cominciare a mettere insieme i pezzi e i ricordi di una vita infranta, a raccogliere e digitalizzare articoli e foto di papà, per conoscere e far conoscere meglio quello che non avevamo capito del professionista e dell’uomo, dando tangibile testimonianza del suo impegno. Feroce contro la mafia, attento e sensibile verso i “poveri cristi”».
Fabio Pilato e Giulio Francese (Foto Isidoro Guida)
Un anniversario celebrato, quello del Centenario dalla nascita, con un’edizione speciale del Premio intitolato a Mario Francese e a suo figlio Giuseppe che, 23 anni dopo l’omicidio del padre, il 3 settembre 2002, dopo aver speso buona parte dei suoi anni alla ricerca della verità, consentendo la riapertura dell’inchiesta scaturita nel processo contro mandanti ed esecutori, non ha retto al dolore ponendo fine alla sua esistenza.
La XXVI edizione del Premio Francese è stata celebrata in un Politeama Garibaldi gremito in ogni ordine di posti da colleghi giornalisti, autorità, amici, insegnanti e soprattutto studenti, tantissimi studenti, oltre 800, che rappresentano il volto nuovo e pulito di una Sicilia completamente cambiata e, per molti aspetti, sconcertata per non riuscire a comprendere come sia stato possibile che uomini come Mario Francese siano stati lasciati soli e addirittura si sia atteso tanto, troppo tempo, per rendere loro onore e giustizia. Il direttore di Giornalisti Italia,
Carlo Parisi, segretario generale della Figec Cisal e consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti, nel suo intervento ha infatti sottolineato «la fondamentale importanza di non lasciare nessuno da solo perché la solitudine isola, trascina nella disperazione e uccide».
Tiziana Martorana, Prospero Dente, Carlo Parisi, Santino Franchina e Riccardo Arena
Organizzata grazie alla collaborazione di Ordine dei giornalisti di Sicilia, Comune di Palermo, Giornale di Sicilia e Associazione Uomini del Colorado, con il patrocinio del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, la manifestazione ha avuto i suoi momenti più intensi e toccanti nei fuori programma che il figlio di Mario Francese, Giulio, è riuscito a tirare fuori dal cilindro approfittando della presenza di alcuni personaggi tra il pubblico del Politeama Garibaldi.
Giulio Francese e Antonio Balsamo
Giulio Francese, consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti e del sindacato Figec Cisal, del quale è coordinatore in Sicilia, ha infatti chiamato sul palco il sostituto procuratore della Corte di Cassazione, Antonio Balsamo, estensore della sentenza del processo di primo grado sull’omicidio di Mario Francese. «Ho apprezzato – ha esordito il magistrato – l’amore familiare della famiglia Francese, che è diventato coraggio civile. I figli del giornalista, che non hanno mai smesso di cercare la verità, rappresentano un esempio per tutti. Occorre lavorare per mantenere sempre viva la memoria di Mario Francese e il suo insegnamento di giornalista con la schiena dritta».
Sul palco anche il magistrato Fabio Pilato, Gip a Palermo, autore del libro “Il magistrato ipocrita” che narra la storia di un’inchiesta giornalistica sulla corruzione e la doppiezza del potere, in un intreccio tra mafia e massoneria. Pilato fa parlare i tre protagonisti del libro (il direttore, il giornalista intellettuale filosofo e il giornalista di strada che arriva ovunque): «Un lavoro che facciamo in tre e che Mario Francese faceva da solo».
Il monologo di Salvo Piparo
Momenti toccanti quando l’attore Salvo Piparo ha recitato il monologo su Mario Francese, amico degli ultimi e dei disperati, ispirato da cosa il giornalista ha visto e sentito in occasione del triplice omicidio alla Vucciria del 15 aprile 1978, ovvero nove mesi prima del suo omicidio in viale Campania. Grande commozione quando a prendere la parola è stata Graziella Accetta, madre di Claudio Domino, il bambino di undici anni assassinato dalla mafia il 7 ottobre 1986, per il quale si attende ancora giustizia.
Altrettanta commozione quando l’attrice Silvia Francese, figlia di Giulio, ha ricordato nonno Mario: «Non l’ho conosciuto personalmente ma grazie ai racconti di mio padre, i suoi articoli, le sue interviste, ho imparato a sentire la sua presenza viva. Nel nome del padre, del figlio, del marito che non sei più stato. Nel nome del nonno, il mio, che saresti stato e che invece non sei stato mai…».
Claudio Gioè
Ed ancora l’attore Claudio Gioè che ha interpretato Mario Francese nel film “Delitto di mafia – Mario Francese” per il ciclo “Liberi sognatori” di Canale 5.
A ricordare «l’impegno civile di Mario Francese» è stato anche il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, sottolineando «la necessità di tenere sempre vivi il suo ricordo e la sua eredità morale e professionale».
Se ad Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, registi e sceneggiatori del film “Iddu”, ispirato dall’arresto del boss Matteo Messina Denaro, la Giuria del Premio Francese ha dedicato una menzione speciale per essere «riusciti a entrare nelle pieghe di un male che si fa carne e sangue raccontando l’anima nera di un personaggio che non
diventa mai mito da emulare», la vera notizia è rappresentata, invece, dalla loro infinita gioia e grandissima commozione «perché – hanno tenuto a sottolineare – prima di oggi non avevamo mai ricevuto un premio a Palermo».
Fabio Grassadonia e Antonio Piazza
Il XXVI Premio giornalistico Mario e Giuseppe Francese, presentato dalle giornaliste Lidia Tilotta e Tiziana Martorana, della Tgr Rai Sicilia, è andato ai giornalisti Salvo Palazzolo, Luciana Esposito e Filippo Passantino e all’Istituto tecnico Vittorio Emanuele III di Palermo autore del cortometraggio Luoghi.
«Quello del giornalista – ha detto Salvo Palazzolo, recentemente finito sotto scorta, rivolgendosi agli studenti – è un mestiere bellissimo. La mia speranza è che anche a voi ragazzi venga voglia raccontare questa città. Giuseppe Francese, in particolare, mi ha insegnato che bisogna guardare tutti i dettagli utili per capire». «Con le sue cronache asciutte e mai retoriche – la motivazione del premio – racconta una mafia che cambia continuamente pelle evidenziandone anche gli aspetti più complessi e lo fa senza lasciarsi intimorire nonostante non manchino avvertimenti e minacce. Il suo stile, la sua caparbietà e la sua voglia di andare sempre più a fondo senza lasciarsi condizionare da una superficialità tanto dilagante quanto dannosa ne fanno un esempio prezioso da seguire».
I vincitori dei premi Mario e Giuseppe Francese 2025: Salvo Palazzolo, Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, Luciana Esposito e Filippo Passantino (Foto Isidoro Guida)
Ex aequo a Luciana Esposito (fondatrice e direttore di Napolitan.it) e Filippo Passantino (agenzia Sir) il Premio Giuseppe Francese, tradizionalmente conferito a figure emergenti del giornalismo. Luciana Esposito perché «Da free lance e senza protezioni, non si è mai lasciata intimorire nel raccontare una camorra sempre più pervasiva e violenta. Le minacce ripetute che ha subito non sono riuscite a scoraggiarla e invece sono state motivo di ulteriore impegno. È un esempio, soprattutto per smentire chi immagina che il giornalismo di inchiesta sia una strada facile da seguire e foriera di visibilità e protagonismo».
Gli studenti dell’Istituto Tecnico Vittorio Emanuele III vincitori del Premio Francese per le scuole

Filippo Passantino per «aver dato voce alle ragazze e ai ragazzi di Brancaccio e delle altre periferie donando loro gli strumenti per raccontare la voglia di cambiamento e di affermazione di un modello diverso di vita e di relazioni. Con i progetti che contribuisce a creare dimostra che il mestiere più bello del mondo può avere una importantissima utilità sociale e culturale».
Per quanto riguarda lo Spazio scuola del Premio giornalistico Mario e Giuseppe Francese, il cortometraggio vincitore è Luoghi realizzato dagli studenti dell’Istituto tecnico Vittorio Emanuele III:«Per aver saputo raccogliere l’eredità di Mario Francese, trasformando gli studenti in cronisti capaci di dare voce a chi non ne ha, con un cortometraggio che con sensibilità e impegno affronta il tema dell’identità e dell’integrazione, raccontando storie di coetanei che vivono il delicato equilibrio tra radici e futuro. Un lavoro che dimostra come il linguaggio del reportage possa essere strumento potente per illuminare realtà invisibili e stimolare riflessioni e cambiamenti nella comunità».
Sempre nell’ambito dello Spazio scuola del Premio, menzioni speciali per il Liceo Galileo Galilei di Palermo, per il cortometraggio 250 metri lunghi 37 anni, per il Liceo Filippo Lussana di Bergamo, per il cortometraggio Borsellino: l’uomo, il giudice, l’eroe, per l’Istituto Carlo Alberto dalla Chiesa di Partinico per l’articolo Le due dighe della memoria: Danilo Dolci e Mario Francese, testimoni di giustizia e cambiamento in Sicilia.
La pronipote di Mario Francese, Matilde, scopre la targa nella sala riunioni del Giornale di Sicilia sotto gli occhi di nonno Giulio
Presenti, tra gli altri, al Politeama Garibaldi il prefetto Massimo Mariani, il presidente del Consiglio comunale Giulio Tantillo, il procuratore Maurizio De Lucia, i consiglieri nazionali della Figec Cisal: Daniele Ditta (segretario Odg Sicilia), Maria Pia Farinella (fiduciaria Casagit), Santino Franchina (consigliere Cnog), Orazio Raffa (delegato Casagit) e Viviana Sammito, il segretario generale della Csa Fiadel Cisal, Giuseppe Badagliacca, il direttore del Giornale di Sicilia Marco Romano, il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia Roberto Gueli, il consigliere regionale Tiziana Caruso, il consigliere nazionale Riccardo Arena, il presidente dell’Inpgi Roberto Ginex.
Nel pomeriggio, nella sede ristrutturata del Giornale di Sicilia, in via Lincoln, come già avvenuto in passato, la sala riunioni della nuova redazione è stata intitolata a Mario Francese.
A scoprire la targa la pronipote di Mario Francese, Matilde, figlia di Silvia e nipote di Giulio. A fare gli onori di casa il presidente della Società Editrice Sud, Lino Morgante.
Un capitolo nuovo nella storia del quotidiano fondato da Girolamo Ardizzone il 7 giugno 1860. (giornalistitalia.it)
Un grande Salvo Piparo dà voce a Mario
Un grande Salvo Piparo, attore e "cuntista", è salito sul palco del teatro Politeama per dare voce alle parole di Mario Francese e raccontare la sua grande umanità. E' stato un momento di grande commozione, particolarmente apprezzato dal pubblico e dai moltissimi studenti, sottolineato da un lunghissimo scrosciante applauso. Ecco di seguito il testo.
Era il 15 aprile 1978, ora di pranzo al mercato della Vucciria e Mario Francese si trovò nel mezzo di una sparatoria in una bettola. Triplice omicidio sotto i suoi occhi. Per un attimo pensò che quel piombo fosse per lui. La morte quella volta gli passò molto vicino, lo sfiorò, lo guardò beffarda. L’appuntamento con lui era solo rinviato di qualche mese. Mario Francese, superati i primi momenti di terrore, fece quello che sapeva fare meglio, il cronista. E raccontò sul suo giornale quello che aveva visto, quello che aveva vissuto, quello che aveva provato nel cuore. In prima pagina
LI HO VISTI UCCIDERE
HO VISTO I KILLER IRROMPERE NELLA BETTOLA E SPARARE, HO ASSISTITO A UNA ESECUZIONE DELLA MALAVITA PALERMITANA, HO VISSUTO I DRAMMATICI MINUTI DI CHI SI RITROVA CON DUE CADAVERI TRA LE MANI, ANCORA CALDI, ANCORA RANTOLANTI.
ERANO PRESSAPPOCO LE DUE E CINQUE, AVEVO TARDATO A FARE LA SPESA E MI AGGIRAVO TRA I NEGOZI DELLA VUCCIRIA ALLA RICERCA DI UN TELEFONO PUBBLICOI: ERO IN RITARDO SULLE MIE ABITUDINI E VOLEVO TELEFONARE A CASA MIA PER AVVERTIRE CHE STAVO ARRIVANDO.
ENTRO NELLA TRATTORIA DI DON TOTò AMMIRATA, POSO I PACCHI DELLA SPESA SU UN TAVOLINO CHE ABITUALMENTE STA SULLA SINISTRA, VICINO L’INGRESSO, INCONTRO UN MIO VECCHIO AMICO, LO SALUTO, LO PREGO DI DARE UNO SGUARDO A QUEI POCHI PACCHI E MI DIRIGO VERSO IL BANCONE DELL’OSTE PER CHIEDERE UN GETTONE.
PASSO VICINO AL PRIMO TAVOLO E C’E’ UN AVVENTORE CHE STA MANGIANDO. MI FACCIO LARGO FRA TRE GIOVANI CHE STANNO BEVENDO UNA BOTTIGLIA DI BIRRA, UNO SOLO DI LORO E’ IN PIEDI, GLI ALTRI DUE STANNO Lì VICINO, SEDUTI.
QUANDO SONO DAVANTI A DON TOTò E STO PER SCAMBIARE CON LUI LE PRIME PAROLE SENTO L’ESPLOSIONE DI DUE COLPI. MI GIRO DI SCATTO, VEDO UN FUCILE A CANNE MOZZE, SENTO ALTRE DUE ASSORDANTI ESPLOSIONI, MA QUANDO STO PER RENDERMI CONTO DI COSA SUCCEDE MI SENTO STORDIRE E CADO PER TERRA.
CREDO IN QUEI POCHI ATTIMI DI ESSERE STATO COLPITO A MORTE. MI SENTO LA TESTA BAGNATA, CERCO IL SANGUE CON LE MANI, E’ VINO: DON TOTò MI AVEVA SFERRATO UN COLPO DI BICCHIERE IN TESTA PER SOTTRARMI - A MODO SUO - ALLA FURIA DEI KILLER. LUI, GUARDANDO VERSO LA PORTA, AVEVA AVUTO MODO DI ASSISTERE MEGLIO DI ME ALLA TRAGICA SCENA.
QUANDO MI RIPRENDO NON E' ANCORA SVANITO L’ODORE DEL PIOMBO. IMPROVVISAMENTE LA TRATTORIA MI APPARE DESERTA, CORRO VERSO LA PORTA, SENTO L’ANZIANO AVVENTORE LAMENTARSI – ERA STATO FERITO DI STRISCIO – SALTO FUORI, VEDO LA MACCHINA DEGLI ASSASSINI -UNA 128 BIANCA – ALLONTANARSI VERSO VIA TINTORI.
TORNO DENTRO LA BETTOLA, C’è L’ODORE DOLCIASTRO DEL SANGUE. DEI TRE GIOVANI CHE AVEVO INCONTRATO, QUELLI CHE BEVEVANO BIRRA, CE N’ERANO SOLTANTO DUE. MORTI. UNO STESO PER TERRA, AGONIZZANTE. L’ALTRO ANCORA SEDUTO SULLA SEDIA, CON LA GOLA SQUARCIATA, IL CAPO RIVERSO.
IL PANICO, NATURALMENTE. DA DOVE TELEFONARE ? DON TOTò NON RIESCE A TROVARE I GETTONI, NON MI RESTA ALTRO DA FARE CHE CORRERE NEL NEGOZIO Lì DI FRONTE. LA SIGNORA NON VUOLE, INSISTO, CHIAMO IL 113. DOPO CINQUE MINUTI ARIVERANNO LE “VOLANTI” E QUINDI LE “GAZZELLE”. CINQUE, LUNGHI MINUTI: IL TEMPO DI TENTARE DISPERATAMENTE UN QUALCHE SOCCORSO PER IL GIOVANE AGONIZZANTE, IL TEMPO DI APPRENDERE CHE FUORI, A UNA VENTINA DI METRI, C’ERA LA TERZA VITTIMA, FREDDATA DAI KILLER QUALCHE ATTIMO PRIMA DI IRROMPERE NELLA BETTOLA.
Premio Francese 2025, i vincitori
"Un eccezionale ponte tra passato e futuro, un desiderio che si realizza". Così Giulio Francese dal palco del teatro Politeama di Palermo dove si è svolta la XXVI edizione del Premio giornalistico Mario e Giuseppe Francese. Una cerimonia nel segno della memoria, della riflessione sul mondo dell'informazione oggi ma anche una grande festa. In un teatro occupato in ogni ordine di posti da autorità militari e civili, magistrati, giornalisti e da oltre 700 studenti, quello che si è respirato è stato un clima di festa: si è trattato infatti di una edizione speciale del Premio per ricordare il centenario della nascita dei Mario (6 febbraio 1925). "Non siamo riusciti a festeggiare i suoi 54 anni, festeggiamo però oggi i suoi 100, segno che quella di mio padre resta una presenza viva".
Momenti intensi, durante la manifestazione, vissuti con grande entusiasmo da parte degli studenti. Il Premio è stato organizzato dall’Ordine dei giornalisti Sicilia, in collaborazione con il Comune di Palermo, il gruppo Giornale di Sicilia, l’Associazione Uomini del Colorado e con il patrocinio del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. La manifestazione presentata da Lidia Tilotta e Tiziana Martorana, giornaliste della Tgr Rai.
Il Premio Mario Francese è stato assegnato all'inviato de La Repubblica Salvo Palazzolo. «Quello del giornalista è un mestiere bellissimo» ha detto il vincitore rivolgendosi ai tanti studenti presenti al Politeama, «la mia speranza è che anche a voi ragazzi venga voglia raccontare questa città. Giuseppe Francese, in particolare, mi ha insegnato che bisogna guardare tutti i dettagli utili per capire».
