Mario Francese è stato ricordato in viale Campania nel 47° anniversario della sua morte, davanti alla lapide posta 20 anni fa. Numerosa la partecipazione di giornalisti, autorità, amici e sopratutto studenti, mai così numerosi come in questa occasione. E sono stati loro i veri protagonisti di questo appuntamento organizzato dall’Assostampa Sicilia, con il gruppo cronisti siciliani. Nonostante il cielo grigio e un pioggia leggera, la cerimonia è stata molto intensa. Giuseppe Rizzuto segretario regionale di Assostampa Sicilia ha dato subito la parola i ragazzi della scuola media Marconi, presente anche con la preside Rosalba Floria,che proprio l’anno scorso ha intitolato uno dei suoi plessi a Mario Francese. I ragazzi hanno letto una serie di brani preparati in questi giorni con l’aiuto degli insegnanti coordinati dalla professoressa Carla Nicolicchia, responsabile della legalità. Testi sulla libertà di stampa, sul coraggio civile del giornalismo, sulla memoria di Mario Francese e sul suo esempio che hanno emozionato i presenti.
Dopo di loro sono intervenuti i ragazzi del Pareto - Duca degli Abruzzi, guidati dalla professoressa Liliana Ursi. A seguire gli interventi del presidente dell’Ordine dei giornalisti, Concetto Mannisi, del prefetto di Palermo Massimo Mariani e del sindaco Roberto Lagalla. Tra il pubblico la deputata regionale del Pd Valentina Chinnici, il presidente della Corte d'Appello Matteo Frasca, il presidente della sezione della Anm di Palermo Carlo Salvatore Hamel e il giudice Giuseppe De Gregorio della Fondazione Progetto legalità. Quindi il questore Vito Calvino, il comandante provinciale del carabinieri Luciano Magrini, il comandante provinciale della guardia di finanza Domenico Napolitano, il generale di Brigata dell'Esercito Francesco Principe il comandante della polizia municipale Angelo Colucciello e per i vigili del fuoco Fabrizio Ganci. Presenti per il Comune anche gli assessori Giampiero Cannella e Maurizio Carta e l'ottava Circoscrizione con il presidente Marcello Longo e la consigliera Giusi Chinnici.
Con il presidente dell'Ordine dei giornalisti erano presenti anche i consiglieri Filippo Mulè e Franco Nuccio e il revisore dei conti Salvo Messina e Roberto Immesi.Ha partecipato alla manifestazione anche ildirettore del Giornale di Sicilia Marco Romano. Il gruppo cronisti è stato rappresentato da Mario Pintagro e il Gruppo pensionati dalla presidente Claudia Mirto.Per l’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti, c’erano il presidente Roberto Ginex e il consigliere Vincenzo Lombardo. Il collega Luigi Perollo ha portato il saluto dell'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice. Presente anche Salvatore Cusimano, presidente della Commissione del Premio Mario e Giuseppe Francese che si svolgerà il 6 febbraio, a partire dalle ore 18, nella Sala Onu del Teatro Massimo di Palermo.
Giulio Francese - A concludere la manifestazione il saluto e ringraziamento di Giulio Francese, figlio di Mario, con accanto il fratello Massimo, che ha sottolineato l’importanza della presenza dei ragazzi, che con le loro parole hanno toccato le corde profonde e il senso del lavoro di suo padre che per molti anni, purtroppo, era stato dimenticato nel silenzio di una Palermo che invece oggi lo ha riscoperto e ne fa uno dei suoi eroi uccisi nella lotta contro la mafia.Giulio Francese ha ringraziato i partecipanti, ogni anno sempre più numerosi. Guardando la lapide di viale Campania posta lì 20 anni fa, ha sottolineato che nei 27 anni precedenti non c’era sta alcuna manifestazione, che nessuno aveva deposto fiori sul luogo dell’omicidio. “Per tanto tempo mio padre non è stato ricordato da questa città - ha detto Giulio - Eppure quando incontravo gente che sentiva il mio cognome, mi dicevano che erano stati lettori di papà e che ne portavano memoria. Le cose ora sono diverse, come dimostrano le numerose presenze di oggi. E anche le parole di questi giovani che hanno scoperto, conosciuto e apprezzato il lavoro e la figura di mio padre. Di lui mi piace ricordare il suo senso del dovere, la passione per il suo mestiere, la sua generosità e la grande passione civile. Nel ricordare lui dobbiamo sottolineare che qui, in viale Campania, è cominciato tutto, è iniziata la svolta sanguinaria della mafia di Totò Rifina. Ed è per questo che insieme a mio padre voglio ricordare oggi idealmente tutte quelle vittime innocenti cadute una dopo l’altra dopo di lui, perché si sono impegnate e battute fino all’ultimo contro la mafia, facendo in pieno il proprio dovere per costruire un Paese migliore.Oggi a Palermo torniamo a respirare un'aria che ci preoccupa, ma insieme dobbiamo dire che indietro non si torna. Lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri figli, ai nostri martiri”
Il sindaco Lagalla -"Nel 1979 Palermo non realizzava fino in fondo che esistesse una mafia che avvelenava i pozzi del futuro. Fu grazie a una progressiva sensibilizzazione delle coscienze che si comprese come quello fosse il vero cancro cancro della società e per che per debellarlo il prezzo sarebbe stato altissimo: il sangue e il sacrificio di magistrati, servitori dello Stato e giornalisti.essere quella del sangue, della morte di magistrati, servitori dello Stato e giornalisti. IMario Francese è stato uno di quei giornalisti che, con spirito di servizio e profondo senso del dovere, ha scelto la ricerca della verità come missione civile. Anche a costo della propria vita. In anni segnati dalla collusione tra istituzioni e organizzazioni mafiose, il suo lavoro ha rappresentato un esempio di coraggio, indipendenza e responsabilità verso la collettività. Con il suo sacrificio ha contribuito a cambiare la storia di questa città. E’ anche grazie a giornalisti come Mario Francese seoggi Palermo non vive più la stagione drammaticae oscura dei decenni passati, ma può guardare al futuro con una maggiore consapevolezza democratica e civile”.
Il prefetto Mariani - "E' esistito con Mario Francese un giornalismo attento ai fatti - ha detto il prefetto di Palermo Massimo Mariani - lui è stato il giornalismo, aveva un senso di responsabilità nell'uso della parola, che era sempre sobria. Lui, cinquant'anni fa, occupandosi della ricostruzione del Belice e della costruzione della diga Garcia aveva già capito quanto fosse importante attivarsi per contrastare certi fenomeni, come infiltrazioni in appalti e piccoli subappalti. Temi che, in un'epoca come la nostra, in cui la legislazione antimafia viene messa in discussione, restano attuali".
I messaggi di Cracolici e Sonia Alfano - "Mario Francese era una voce scomoda per le famiglie mafiose - afferma in un messaggio il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici - un giornalista che aveva intuito con largo anticipo l'ascesa dei corleonesi, l'evoluzione di cosa nostra e i suoi pericolosi intrecci negli affari e negli appalti. Fu messo a tacere il 26 gennaio del 1979 da una mafia che cercava consenso attraverso l'omerta' e l'indifferenza e che non sopportava la sua ostinazione nel fare nomi e cognomi. Il suo metodo di denuncia e' ancora attuale. Ricordarlo e' importante, non solo per onorare il calendario drammatico della nostra terra, costellato di centinaia di nomi di professionisti, donne e bambini uccisi senza pieta', ma anche perche' la memoria ci sia di aiuto nel presente, per evitare che quel passato possa tornare".
Per Sonia Alfano, responsabile nazionale Dipartimento Legalità di Azione, “Mario Francese è stato uno dei giornalisti più coraggiosi nonché profondo conoscitore delle famiglie mafiose. Francese fu il primo a decriptare l'ascesa di Riina e dei corleonesi, raccontando con precisione chirurgica gli intrecci tra criminalità organizzata, appalti pubblici e politica.
La sua 'colpa' fu quella di aver guardato dove altri preferivano non vedere, trasformando la cronaca in uno strumento di denuncia e verità. E proprio oggi che la mafia tenta di riscrivere la storia degli eventi delittuosi che hanno segnato per sempre la vita del nostro Paese, mistificando la realtà elevando il vittimismo dei carnefici e di chi ha seminato dolore e sangue, il sacrificio di Mario Francese assume un significato ancora più importante”.
