"Mio nonno presenza viva"
Nel nome del padre, del figlio, del marito che non sei più stato.
Nel nome del nonno, il mio, che saresti stato e che invece non sei stato mai...
Sono passati 46 anni da quel 26 gennaio…
46 anni… un tempo lunghissimo…
Quanta pazienza, quanta dedizione, quanta sofferenza ci vuole per mantenere viva la memoria? “Cos’è la memoria?”
Una traccia. Un’eco che attraversa il tempo. Un filo invisibile dalle trame a volte dolorose, ma necessarie.
E in questo giorno speciale voglio raccontare dell'uomo che non ho mai conosciuto, ma che è parte di me. Era un giornalista. Un uomo libero. E per questo l’hanno ucciso. 26 gennaio 1979. Una fredda notte d’inverno. Sei colpi di pistola. Un destino interrotto.
Da quel giorno niente è stato più come prima. Nemmeno il futuro. Perché il futuro non è solo quello che immaginiamo. È anche quello che ci viene strappato via. Eppure, da quell’assenza è nata una missione. Ogni parola che abbiamo scritto, ogni storia che abbiamo raccontato, è diventata un ponte. Un ponte per costruire legalità. Un ponte per sconfiggere l’oblio.
Sapete, il dolore è una cosa strana. C’è chi dice che ti uccide o ti fortifica. Forse entrambi.
E ancora più strano è che a dirlo sia io. Io, che non ero neanche nata quando l’hanno assassinato. Eppure, il dolore si eredita. Attraversa il tempo. Le generazioni.
Non puoi evitarlo. Ma puoi decidere come viverlo. Io ho scelto di viverlo col sorriso. Con il coraggio di chi sa che non conta quanto lunga sia una vita, ma quanto sei disposto a lasciare di te agli altri. E questo nonno mi ha lasciato così tanto che mi sono accorta della sua assenza solo il giorno in cui ho sentito la sua voce. Era un’intervista. Su Youtube. Lui parlava con un accento siracusano molto marcato. E quella voce… non mi era familiare, non aveva niente a che fare con quella che da sempre risuonava nella mia testa!
Strano, vero? L’unica cosa tangibile che ancora oggi mi ricorda di non averlo mai conosciuto.
Ma il suo nome… non si è fermato a quella notte. È risuonato nelle aule di tribunale. Nelle redazioni. Nelle scuole d’Italia. La sua voce non si è spenta. Hanno chiuso una bocca… Ne hanno aperte migliaia. Ed è per questo che oggi esiste, e resiste, il Premio di Giornalismo Mario e Giuseppe Francese. Un riconoscimento per chi continua a raccontare la verità. Per chi sceglie di non avere paura. Per chi ha paura ma sceglie di continuare a lottare… Per chi deve crescere e deve scegliere quali modelli seguire… Ed è anche per questo che da qualche tempo ho cominciato a parlare di questo nonno speciale a mia figlia Matilde. Anche se è difficile spiegare a una bambina di 6 anni che esiste tanto male…
Ma i bambini trovano sempre il modo di stupirti con la semplicità spiazzante di cui sono capaci. “E quanti anni aveva, mamma, il mio bisnonno?” “Avrebbe compiuto cento anni” “Cento??? Wow come i dinosauri!” Un dinosauro….Ma sapete cosa fanno i dinosauri nei racconti dei bambini? Resistono. Al tempo. Alla polvere. All’oblio. E alla fine… vincono. E forse è proprio questo il segreto dell’immortalità. Non essere solo un ricordo. Ma una presenza viva.
Nel nome del padre. Del figlio. Del nonno che non sei mai stato. Ma che continua a vivere.
In ognuno di noi. “E 'a luna rossa mme parla 'e te, io lle domando si aspiette a me, e mme risponne: "Si 'o vvuó' sapé, ccá nun ce sta nisciuna..." Che la musica risuoni e la festa continui. Buon compleanno, nonno.
SIlvia Francese
Era mio padre
di Giulio Francese
Dici “uomini del Colorado, vi saluto e me ne vado” e ti scappa un sorriso. Scatta subito il collegamento: Mario Francese. Era la sua battuta serale al termine della giornata di lavoro, il suo saluto ai colleghi. Una battuta senza senso, per il gusto della rima. Una sorta di rito diventato un ritornello, oggi conosciuto da tutti. Mi piace pensare che quella sera del 26 gennaio di 46 anni fa, lasciando il giornale, quelle siano state le sue ultime parole, un congedo dalla vita col sorriso sulle labbra. Mio padre era fatto così, gli piaceva scherzare, fare sorridere. Non aveva smesso neppure quando era stato ricoverato per l’infarto. Si alzava dal suo letto, si faceva un giro dei reparti, andava a tirare su di morale gli altri pazienti, fraternizzava con loro, gli raccontava dei suoi animali ad Aspra, del suo lavoro, di storie di mafia cui sapeva dare un’enfasi colorita.
Sapeva creare legami sinceri con la gente, lo conoscevi e non lo dimenticavi più. Quando si andava nella casa di campagna di Campofiorito, dopo Corleone, il tragitto durava il doppio del normale. Ogni volta fermate d’obbligo al panificio, al bar, dal benzinaio, dal venditore di vino, dal pastore per la ricotta. Lo aspettavano, restavano volentieri a chiaccherare con lui come vecchi amici, gli offrivano il caffè. E così avveniva dovunque andasse, nei vecchi quartieri della Kalsa e della Vucciria, che amava, o al palazzo di giustizia che frequentava ogni giorno per il suo lavoro di cronista giudiziario. Lo conoscevano tutti “u dutturi”
Quella sera di 46 anni fa, in Viale Campania, era ancora lui al centro dell’attenzione. A terra, disteso inerme in una pozza di sangue, coperto pietosamente da un lenzuolo. Niente battute, questa volta, niente sorrisi. La folla muta intorno a lui, incredula, in lacrime per quell’uomo perbene così noto e così ben voluto. L’inizio di un lungo incubo per Palermo ancora ignara del terribile destino che attende altre vittime eccellenti. Il killer, Leoluca Bagarella, il più spietato degli uomini di Totò Riina, lo aveva sorpreso alle spalle senza dargli scampo. Cinque colpi, un attimo ed è cambiato tutto. Mario Francese, esempio di buon giornalismo, voce forte contro la mafia non c’era più. Un attimo per cancellare una vita e farne deragliare altre, quelle di una famiglia inghiottita dalla disperazione, con 4 figli orfani all’improvviso, una moglie sprofondata in una prigione di dolore, destini cambiati per sempre. Papà non avrebbe più cantato al mattino o in auto i classici della musica napoletana, non avrebbe più accudito i suoi amati cani e gli uccellini, non avrebbe più curato l’orto, non avrebbe più scritto di mafia, non avrebbe più dato una mano alla povera gente che in lui trovava ascolto e sostegno.
Mancavano 11 giorni al suo compleanno, non ci hanno dato il tempo di festeggiare i suoi 54 anni.
I vincitori, le scuole: cronaca del XXV Premio Francese
Un'edizione partecipata e vissuta in prima linea dagli studenti. Non si potrebbe dire diversamente in merito alla XXV edizione del Premio giornalistico Mario e Giuseppe Francese, che si è svolta nel giorno della ricorrenza della nascita (6 febbraio 1925, l'anno prossimo sarà il centenario) del giornalista ucciso dalla mafia nel 1979.
Il Premio Mario Francese è stato conferito a Lara Sirignano, cronista dell'Ansa. A Domenico Iannacone il Premio Giuseppe Francese, mentre al Liceo Sciascia-Fermi di Sant’Agata di Militello, è andato il premio Mario e Giuseppe Francese riservato alle scuole, per il cortometraggio La voce del futuro.
La cerimonia di premiazione è stata condotta da Lidia Tilotta, giornalista Rai del Tgr Sicilia.Lara Sirignano, giornalista ANSA, la prima a dare la notizia della cattura di Matteo Messina Denaro, ha parlato delle difficoltà vissute da chi esercita oggi la professione giornalistica, specie nel suo ambito di pertinenza, la cronaca giudiziaria: «L’accesso agli atti è sempre più ostacolato - ha detto la cronista dell'Ansa - Vengono posti paletti ai magistrati ma anche ai giornalisti, dietro l’alibi di valori sacrosanti - la presunzione di innocenza - che non si tutelano però provocando un’informazione annacquata”.
Molto applaudito e seguito dalla folla presente in sala l’intervento di Domenico Iannacone, vincitore del Premio Giuseppe Francese. «Con una narrazione che recupera la migliore tradizione del giornalismo italiano - la motivazione letta dal presidente della Commissione del premio, Gaetano Savatteri - esaltando echi che richiamano il cinema neorealista e l’inchiesta pasoliniana, Domenico Iannacone inserisce elementi di comprensione umana al reportage sociale con una speciale attenzione alle latitudini meridionali del Paese».
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Al Liceo Sciascia-Fermi il Premio Mario e Giuseppe per le scuole
Premiati i giornalisti Sirignano con il Premio Mario Francese, Iannacone con il premio Giuseppe Francese e Andrea Purgatori (alla memoria)

Premio Francese 2024 a Sirignano e Iannacone
Sono Lara Sirignano e Domenico Iannacone i vincitori della XXV edizione del Premio giornalistico Mario e Giuseppe Francese. La cerimonia di premiazione, condotta dalla giornalista Rai del Tgr Sicilia Lidia Tilotta, si svolgerà martedì 6 febbraio al Teatro Santa Cecilia di Palermo.
A Lara Sirignano va il Premio Mario Francese. Alla cronista dell'Ansa, al suo modo di svolgere la professione giornalistica, vengono riconosciute indipendenza, tempestività e impegno civile. Lara Sirignano segue a Mario Barresi, vincitore del premio nel 2022.
Domenico Iannacone, reporter e conduttore - tra gli altri - de I dieci comandamenti andati in onda su Rai Tre, viene premiato per la capacità di unire nella sua narrazione la migliore tradizione del giornalismo italiano con echi del cinema neorealista e dell'inchiesta pasoliniana. Nel 2022 il Premio Giuseppe Francese era andato a Lucia Sgueglia.
Le motivazioni del conferimento dei due premi saranno rese note durante la cerimonia.
Ospite dell’edizione 2023-24 del Premio Francese sarà Edoardo Purgatori, attore e figlio del giornalista Andrea Purgatori, cui sarà conferito il Premio Francese alla memoria.
"Andare, vedere, raccontare. La sfida del giornalismo" è il tema oggetto del concorso cinematografico che rappresenta la sezione del Premio Mario e Giuseppe Francese riservata alle scuole. Sono otto le scuole finaliste: (in ordine alfabetico) Archimede (Messina) con il video L'onorevole, l'uomo d'onore, l'onesto; Benedetto Croce (Palermo) con il video Il passo dell'onda; Calvino-Amico (Trapani) con il video Io sento, io vedo, io parlo; Danilo Dolci (Palermo) con il video L'opera dei pupi antimafia; Minutoli (Messina) con il video Verità di ieri e di oggi; Rosina Salvo (Trapani) con il video Il mestiere di giornalista tra ieri e oggi; Sciascia-Fermi (Sant'Agata di Militello) con il video La voce del futuro; Vittorio Emanuele III (Palermo) con il video Odio l'indifferenza.
Uno tra questi sarà il lavoro premiato dalla Commissione, che è presieduta da Gaetano Savatteri e composta da Felice Cavallaro, Salvatore Cusimano, Silvia Francese, Roberto Gueli, Tiziana Martorana, Franco Nicastro, Nello Scavo e Lidia Tilotta.
Durante la manifestazione sono previsti anche alcuni momenti musicali a cura della fondazione The Brass Group.
A Mario Barresi il Premio Mario Francese 2022
Va a Mario Barresi la XXIV edizione del Premio giornalistico Mario Francese, manifestazione che torna dopo quasi due anni di assenza e che nel 2021 non si è svolta a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid 19. La cerimonia di premiazione è stata presentata da Lidia Tilotta, giornalista Rai del Tgr Sicilia.
Lucia Sgueglia è la vincitrice del Premio Giuseppe Francese. La giornalista Rai, inviata in Ucraina, non ha potuto partecipare alla manifestazione, colpita nelle ultime ore da un gravissimo lutto familiare.
Al Liceo D’Alessandro di Bagheria, per il cortometraggio La ragazza del mare, il premio Mario e Giuseppe Francese riservato alle scuole.
«Sono emozionato come un bambino - è stata la prima reazione di Mario Barresi - Nell’albo d’oro del Premio Francese c’è il gotha del giornalismo. Da siciliano lo condivido con tutti i colleghi che fanno questo mestiere, magari per 3 euro a pezzo. Oggi abbiamo i social, riusciamo ad accedere facilmente alle informazioni. La pallottola non arriva più, arrivano però lettere di studi legali, richieste di risarcimento, querele, e questo non è facile da affrontare per tanti colleghi soprattutto freelance».
All’inviato del quotidiano La Sicilia, viene riconosciuta la capacità di svelare le falsificazioni e i retroscena opachi della politica. Barresi segue a Nello Scavo, vincitore del premio nel 2020.
Le motivazioni del premio a Barresi sono state rese note da Gaetano Savatteri, presidente della Commissione: «Ironico e disincantato, narra i vizi del potere siciliano senza scadere nel cinismo gattopardesco che abita nei Palazzi della politica regionale. Mario Barresi, cronista dalla frontiera insidiosa e sfuggente del malcostume pubblico e amministrativo, è stato uno dei primi ad accorgersi in Sicilia delle imposture di un’imprenditoria e di una politica che ha usato la retorica dell’antimafia per accreditarsi sulla scena isolana e nazionale. Capace di svelare le falsificazioni, attento nell’intuire i retroscena opachi e ambigui del teatro della politica, Barresi si è scontrato spesso con personaggi noti che detestano l’informazione e tentano di mettere a tacere i giornalisti con nuovi e sottili sistemi di intimidazione vidimati in carta bollata».
In memoria di Giuseppe, 20 anni dopo
Nel ventennale della sua scomparsa, si è svolta nel capoluogo siciliano una manifestazione culturale per ricordarlo
Ha speso la sua vita a lottare per la verità e ci ha lasciato un messaggio molto importante, troppo spesso dimenticato: mai rassegnarsi. Ma la lotta, è risaputo, logora.
Questa in breve è la parabola di Giuseppe Francese, che aveva solo 12 anni quando Mario Francese fu ucciso dai mafiosi, e lottò poi con determinazione per portare alla sbarra gli assassini del padre, riuscendoci.
Giuseppe Francese, il ricordo di Giulio
“All’inchiesta prima e al processo dopo mio fratello dedicò tutte le sue energie per ottenere verità e giustizia per mio padre, cronista del ‘Giornale di Sicilia’ ucciso dalla mafia di Totò Riina il 26 gennaio del 1979, una morte inghiottita dall’oblio per troppo tempo”, scrive il giornalista Giulio Francese, attualmente consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.
“Un silenzio al quale Giuseppe si è opposto con tutte le sue forze, non rassegnandosi, ma addentrandosi tra gli scritti di mio padre per cercare un filo che portasse alla verità. Obiettivo raggiunto con la riapertura, dopo 20 anni, dell’inchiesta, cui diede un grande contributo. Seguì il processo e la condanna dei boss di Cosa nostra. Poco tempo dopo Giuseppe decise di porre fine alla sua esistenza”.
