Un grande Salvo Piparo dà voce a Mario
Un grande Salvo Piparo, attore e "cuntista", è salito sul palco del teatro Politeama per dare voce alle parole di Mario Francese e raccontare la sua grande umanità. E' stato un momento di grande commozione, particolarmente apprezzato dal pubblico e dai moltissimi studenti, sottolineato da un lunghissimo scrosciante applauso. Ecco di seguito il testo.
Era il 15 aprile 1978, ora di pranzo al mercato della Vucciria e Mario Francese si trovò nel mezzo di una sparatoria in una bettola. Triplice omicidio sotto i suoi occhi. Per un attimo pensò che quel piombo fosse per lui. La morte quella volta gli passò molto vicino, lo sfiorò, lo guardò beffarda. L’appuntamento con lui era solo rinviato di qualche mese. Mario Francese, superati i primi momenti di terrore, fece quello che sapeva fare meglio, il cronista. E raccontò sul suo giornale quello che aveva visto, quello che aveva vissuto, quello che aveva provato nel cuore. In prima pagina
LI HO VISTI UCCIDERE
HO VISTO I KILLER IRROMPERE NELLA BETTOLA E SPARARE, HO ASSISTITO A UNA ESECUZIONE DELLA MALAVITA PALERMITANA, HO VISSUTO I DRAMMATICI MINUTI DI CHI SI RITROVA CON DUE CADAVERI TRA LE MANI, ANCORA CALDI, ANCORA RANTOLANTI.
ERANO PRESSAPPOCO LE DUE E CINQUE, AVEVO TARDATO A FARE LA SPESA E MI AGGIRAVO TRA I NEGOZI DELLA VUCCIRIA ALLA RICERCA DI UN TELEFONO PUBBLICOI: ERO IN RITARDO SULLE MIE ABITUDINI E VOLEVO TELEFONARE A CASA MIA PER AVVERTIRE CHE STAVO ARRIVANDO.
ENTRO NELLA TRATTORIA DI DON TOTò AMMIRATA, POSO I PACCHI DELLA SPESA SU UN TAVOLINO CHE ABITUALMENTE STA SULLA SINISTRA, VICINO L’INGRESSO, INCONTRO UN MIO VECCHIO AMICO, LO SALUTO, LO PREGO DI DARE UNO SGUARDO A QUEI POCHI PACCHI E MI DIRIGO VERSO IL BANCONE DELL’OSTE PER CHIEDERE UN GETTONE.
PASSO VICINO AL PRIMO TAVOLO E C’E’ UN AVVENTORE CHE STA MANGIANDO. MI FACCIO LARGO FRA TRE GIOVANI CHE STANNO BEVENDO UNA BOTTIGLIA DI BIRRA, UNO SOLO DI LORO E’ IN PIEDI, GLI ALTRI DUE STANNO Lì VICINO, SEDUTI.
QUANDO SONO DAVANTI A DON TOTò E STO PER SCAMBIARE CON LUI LE PRIME PAROLE SENTO L’ESPLOSIONE DI DUE COLPI. MI GIRO DI SCATTO, VEDO UN FUCILE A CANNE MOZZE, SENTO ALTRE DUE ASSORDANTI ESPLOSIONI, MA QUANDO STO PER RENDERMI CONTO DI COSA SUCCEDE MI SENTO STORDIRE E CADO PER TERRA.
CREDO IN QUEI POCHI ATTIMI DI ESSERE STATO COLPITO A MORTE. MI SENTO LA TESTA BAGNATA, CERCO IL SANGUE CON LE MANI, E’ VINO: DON TOTò MI AVEVA SFERRATO UN COLPO DI BICCHIERE IN TESTA PER SOTTRARMI - A MODO SUO - ALLA FURIA DEI KILLER. LUI, GUARDANDO VERSO LA PORTA, AVEVA AVUTO MODO DI ASSISTERE MEGLIO DI ME ALLA TRAGICA SCENA.
QUANDO MI RIPRENDO NON E' ANCORA SVANITO L’ODORE DEL PIOMBO. IMPROVVISAMENTE LA TRATTORIA MI APPARE DESERTA, CORRO VERSO LA PORTA, SENTO L’ANZIANO AVVENTORE LAMENTARSI – ERA STATO FERITO DI STRISCIO – SALTO FUORI, VEDO LA MACCHINA DEGLI ASSASSINI -UNA 128 BIANCA – ALLONTANARSI VERSO VIA TINTORI.
TORNO DENTRO LA BETTOLA, C’è L’ODORE DOLCIASTRO DEL SANGUE. DEI TRE GIOVANI CHE AVEVO INCONTRATO, QUELLI CHE BEVEVANO BIRRA, CE N’ERANO SOLTANTO DUE. MORTI. UNO STESO PER TERRA, AGONIZZANTE. L’ALTRO ANCORA SEDUTO SULLA SEDIA, CON LA GOLA SQUARCIATA, IL CAPO RIVERSO.
IL PANICO, NATURALMENTE. DA DOVE TELEFONARE ? DON TOTò NON RIESCE A TROVARE I GETTONI, NON MI RESTA ALTRO DA FARE CHE CORRERE NEL NEGOZIO Lì DI FRONTE. LA SIGNORA NON VUOLE, INSISTO, CHIAMO IL 113. DOPO CINQUE MINUTI ARIVERANNO LE “VOLANTI” E QUINDI LE “GAZZELLE”. CINQUE, LUNGHI MINUTI: IL TEMPO DI TENTARE DISPERATAMENTE UN QUALCHE SOCCORSO PER IL GIOVANE AGONIZZANTE, IL TEMPO DI APPRENDERE CHE FUORI, A UNA VENTINA DI METRI, C’ERA LA TERZA VITTIMA, FREDDATA DAI KILLER QUALCHE ATTIMO PRIMA DI IRROMPERE NELLA BETTOLA.
Premio Francese 2025, i vincitori
"Un eccezionale ponte tra passato e futuro, un desiderio che si realizza". Così Giulio Francese dal palco del teatro Politeama di Palermo dove si è svolta la XXVI edizione del Premio giornalistico Mario e Giuseppe Francese. Una cerimonia nel segno della memoria, della riflessione sul mondo dell'informazione oggi ma anche una grande festa. In un teatro occupato in ogni ordine di posti da autorità militari e civili, magistrati, giornalisti e da oltre 700 studenti, quello che si è respirato è stato un clima di festa: si è trattato infatti di una edizione speciale del Premio per ricordare il centenario della nascita dei Mario (6 febbraio 1925). "Non siamo riusciti a festeggiare i suoi 54 anni, festeggiamo però oggi i suoi 100, segno che quella di mio padre resta una presenza viva".
Momenti intensi, durante la manifestazione, vissuti con grande entusiasmo da parte degli studenti. Il Premio è stato organizzato dall’Ordine dei giornalisti Sicilia, in collaborazione con il Comune di Palermo, il gruppo Giornale di Sicilia, l’Associazione Uomini del Colorado e con il patrocinio del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. La manifestazione presentata da Lidia Tilotta e Tiziana Martorana, giornaliste della Tgr Rai.
Il Premio Mario Francese è stato assegnato all'inviato de La Repubblica Salvo Palazzolo. «Quello del giornalista è un mestiere bellissimo» ha detto il vincitore rivolgendosi ai tanti studenti presenti al Politeama, «la mia speranza è che anche a voi ragazzi venga voglia raccontare questa città. Giuseppe Francese, in particolare, mi ha insegnato che bisogna guardare tutti i dettagli utili per capire».
"Mio nonno presenza viva"
Nel nome del padre, del figlio, del marito che non sei più stato.
Nel nome del nonno, il mio, che saresti stato e che invece non sei stato mai...
Sono passati 46 anni da quel 26 gennaio…
46 anni… un tempo lunghissimo…
Quanta pazienza, quanta dedizione, quanta sofferenza ci vuole per mantenere viva la memoria? “Cos’è la memoria?”
Una traccia. Un’eco che attraversa il tempo. Un filo invisibile dalle trame a volte dolorose, ma necessarie.
E in questo giorno speciale voglio raccontare dell'uomo che non ho mai conosciuto, ma che è parte di me. Era un giornalista. Un uomo libero. E per questo l’hanno ucciso. 26 gennaio 1979. Una fredda notte d’inverno. Sei colpi di pistola. Un destino interrotto.
Da quel giorno niente è stato più come prima. Nemmeno il futuro. Perché il futuro non è solo quello che immaginiamo. È anche quello che ci viene strappato via. Eppure, da quell’assenza è nata una missione. Ogni parola che abbiamo scritto, ogni storia che abbiamo raccontato, è diventata un ponte. Un ponte per costruire legalità. Un ponte per sconfiggere l’oblio.
Sapete, il dolore è una cosa strana. C’è chi dice che ti uccide o ti fortifica. Forse entrambi.
E ancora più strano è che a dirlo sia io. Io, che non ero neanche nata quando l’hanno assassinato. Eppure, il dolore si eredita. Attraversa il tempo. Le generazioni.
Non puoi evitarlo. Ma puoi decidere come viverlo. Io ho scelto di viverlo col sorriso. Con il coraggio di chi sa che non conta quanto lunga sia una vita, ma quanto sei disposto a lasciare di te agli altri. E questo nonno mi ha lasciato così tanto che mi sono accorta della sua assenza solo il giorno in cui ho sentito la sua voce. Era un’intervista. Su Youtube. Lui parlava con un accento siracusano molto marcato. E quella voce… non mi era familiare, non aveva niente a che fare con quella che da sempre risuonava nella mia testa!
Strano, vero? L’unica cosa tangibile che ancora oggi mi ricorda di non averlo mai conosciuto.
Ma il suo nome… non si è fermato a quella notte. È risuonato nelle aule di tribunale. Nelle redazioni. Nelle scuole d’Italia. La sua voce non si è spenta. Hanno chiuso una bocca… Ne hanno aperte migliaia. Ed è per questo che oggi esiste, e resiste, il Premio di Giornalismo Mario e Giuseppe Francese. Un riconoscimento per chi continua a raccontare la verità. Per chi sceglie di non avere paura. Per chi ha paura ma sceglie di continuare a lottare… Per chi deve crescere e deve scegliere quali modelli seguire… Ed è anche per questo che da qualche tempo ho cominciato a parlare di questo nonno speciale a mia figlia Matilde. Anche se è difficile spiegare a una bambina di 6 anni che esiste tanto male…
Ma i bambini trovano sempre il modo di stupirti con la semplicità spiazzante di cui sono capaci. “E quanti anni aveva, mamma, il mio bisnonno?” “Avrebbe compiuto cento anni” “Cento??? Wow come i dinosauri!” Un dinosauro….Ma sapete cosa fanno i dinosauri nei racconti dei bambini? Resistono. Al tempo. Alla polvere. All’oblio. E alla fine… vincono. E forse è proprio questo il segreto dell’immortalità. Non essere solo un ricordo. Ma una presenza viva.
Nel nome del padre. Del figlio. Del nonno che non sei mai stato. Ma che continua a vivere.
In ognuno di noi. “E 'a luna rossa mme parla 'e te, io lle domando si aspiette a me, e mme risponne: "Si 'o vvuó' sapé, ccá nun ce sta nisciuna..." Che la musica risuoni e la festa continui. Buon compleanno, nonno.
SIlvia Francese
Era mio padre
di Giulio Francese
Dici “uomini del Colorado, vi saluto e me ne vado” e ti scappa un sorriso. Scatta subito il collegamento: Mario Francese. Era la sua battuta serale al termine della giornata di lavoro, il suo saluto ai colleghi. Una battuta senza senso, per il gusto della rima. Una sorta di rito diventato un ritornello, oggi conosciuto da tutti. Mi piace pensare che quella sera del 26 gennaio di 46 anni fa, lasciando il giornale, quelle siano state le sue ultime parole, un congedo dalla vita col sorriso sulle labbra. Mio padre era fatto così, gli piaceva scherzare, fare sorridere. Non aveva smesso neppure quando era stato ricoverato per l’infarto. Si alzava dal suo letto, si faceva un giro dei reparti, andava a tirare su di morale gli altri pazienti, fraternizzava con loro, gli raccontava dei suoi animali ad Aspra, del suo lavoro, di storie di mafia cui sapeva dare un’enfasi colorita.
Sapeva creare legami sinceri con la gente, lo conoscevi e non lo dimenticavi più. Quando si andava nella casa di campagna di Campofiorito, dopo Corleone, il tragitto durava il doppio del normale. Ogni volta fermate d’obbligo al panificio, al bar, dal benzinaio, dal venditore di vino, dal pastore per la ricotta. Lo aspettavano, restavano volentieri a chiaccherare con lui come vecchi amici, gli offrivano il caffè. E così avveniva dovunque andasse, nei vecchi quartieri della Kalsa e della Vucciria, che amava, o al palazzo di giustizia che frequentava ogni giorno per il suo lavoro di cronista giudiziario. Lo conoscevano tutti “u dutturi”
Quella sera di 46 anni fa, in Viale Campania, era ancora lui al centro dell’attenzione. A terra, disteso inerme in una pozza di sangue, coperto pietosamente da un lenzuolo. Niente battute, questa volta, niente sorrisi. La folla muta intorno a lui, incredula, in lacrime per quell’uomo perbene così noto e così ben voluto. L’inizio di un lungo incubo per Palermo ancora ignara del terribile destino che attende altre vittime eccellenti. Il killer, Leoluca Bagarella, il più spietato degli uomini di Totò Riina, lo aveva sorpreso alle spalle senza dargli scampo. Cinque colpi, un attimo ed è cambiato tutto. Mario Francese, esempio di buon giornalismo, voce forte contro la mafia non c’era più. Un attimo per cancellare una vita e farne deragliare altre, quelle di una famiglia inghiottita dalla disperazione, con 4 figli orfani all’improvviso, una moglie sprofondata in una prigione di dolore, destini cambiati per sempre. Papà non avrebbe più cantato al mattino o in auto i classici della musica napoletana, non avrebbe più accudito i suoi amati cani e gli uccellini, non avrebbe più curato l’orto, non avrebbe più scritto di mafia, non avrebbe più dato una mano alla povera gente che in lui trovava ascolto e sostegno.
Mancavano 11 giorni al suo compleanno, non ci hanno dato il tempo di festeggiare i suoi 54 anni.
I vincitori, le scuole: cronaca del XXV Premio Francese
Un'edizione partecipata e vissuta in prima linea dagli studenti. Non si potrebbe dire diversamente in merito alla XXV edizione del Premio giornalistico Mario e Giuseppe Francese, che si è svolta nel giorno della ricorrenza della nascita (6 febbraio 1925, l'anno prossimo sarà il centenario) del giornalista ucciso dalla mafia nel 1979.
Il Premio Mario Francese è stato conferito a Lara Sirignano, cronista dell'Ansa. A Domenico Iannacone il Premio Giuseppe Francese, mentre al Liceo Sciascia-Fermi di Sant’Agata di Militello, è andato il premio Mario e Giuseppe Francese riservato alle scuole, per il cortometraggio La voce del futuro.
La cerimonia di premiazione è stata condotta da Lidia Tilotta, giornalista Rai del Tgr Sicilia.Lara Sirignano, giornalista ANSA, la prima a dare la notizia della cattura di Matteo Messina Denaro, ha parlato delle difficoltà vissute da chi esercita oggi la professione giornalistica, specie nel suo ambito di pertinenza, la cronaca giudiziaria: «L’accesso agli atti è sempre più ostacolato - ha detto la cronista dell'Ansa - Vengono posti paletti ai magistrati ma anche ai giornalisti, dietro l’alibi di valori sacrosanti - la presunzione di innocenza - che non si tutelano però provocando un’informazione annacquata”.
Molto applaudito e seguito dalla folla presente in sala l’intervento di Domenico Iannacone, vincitore del Premio Giuseppe Francese. «Con una narrazione che recupera la migliore tradizione del giornalismo italiano - la motivazione letta dal presidente della Commissione del premio, Gaetano Savatteri - esaltando echi che richiamano il cinema neorealista e l’inchiesta pasoliniana, Domenico Iannacone inserisce elementi di comprensione umana al reportage sociale con una speciale attenzione alle latitudini meridionali del Paese».
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Al Liceo Sciascia-Fermi il Premio Mario e Giuseppe per le scuole
Premiati i giornalisti Sirignano con il Premio Mario Francese, Iannacone con il premio Giuseppe Francese e Andrea Purgatori (alla memoria)

Premio Francese 2024 a Sirignano e Iannacone
Sono Lara Sirignano e Domenico Iannacone i vincitori della XXV edizione del Premio giornalistico Mario e Giuseppe Francese. La cerimonia di premiazione, condotta dalla giornalista Rai del Tgr Sicilia Lidia Tilotta, si svolgerà martedì 6 febbraio al Teatro Santa Cecilia di Palermo.
A Lara Sirignano va il Premio Mario Francese. Alla cronista dell'Ansa, al suo modo di svolgere la professione giornalistica, vengono riconosciute indipendenza, tempestività e impegno civile. Lara Sirignano segue a Mario Barresi, vincitore del premio nel 2022.
Domenico Iannacone, reporter e conduttore - tra gli altri - de I dieci comandamenti andati in onda su Rai Tre, viene premiato per la capacità di unire nella sua narrazione la migliore tradizione del giornalismo italiano con echi del cinema neorealista e dell'inchiesta pasoliniana. Nel 2022 il Premio Giuseppe Francese era andato a Lucia Sgueglia.
Le motivazioni del conferimento dei due premi saranno rese note durante la cerimonia.
Ospite dell’edizione 2023-24 del Premio Francese sarà Edoardo Purgatori, attore e figlio del giornalista Andrea Purgatori, cui sarà conferito il Premio Francese alla memoria.
"Andare, vedere, raccontare. La sfida del giornalismo" è il tema oggetto del concorso cinematografico che rappresenta la sezione del Premio Mario e Giuseppe Francese riservata alle scuole. Sono otto le scuole finaliste: (in ordine alfabetico) Archimede (Messina) con il video L'onorevole, l'uomo d'onore, l'onesto; Benedetto Croce (Palermo) con il video Il passo dell'onda; Calvino-Amico (Trapani) con il video Io sento, io vedo, io parlo; Danilo Dolci (Palermo) con il video L'opera dei pupi antimafia; Minutoli (Messina) con il video Verità di ieri e di oggi; Rosina Salvo (Trapani) con il video Il mestiere di giornalista tra ieri e oggi; Sciascia-Fermi (Sant'Agata di Militello) con il video La voce del futuro; Vittorio Emanuele III (Palermo) con il video Odio l'indifferenza.
Uno tra questi sarà il lavoro premiato dalla Commissione, che è presieduta da Gaetano Savatteri e composta da Felice Cavallaro, Salvatore Cusimano, Silvia Francese, Roberto Gueli, Tiziana Martorana, Franco Nicastro, Nello Scavo e Lidia Tilotta.
Durante la manifestazione sono previsti anche alcuni momenti musicali a cura della fondazione The Brass Group.
