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Dibattito sui territori “feriti”

WhatsApp Image 2026 02 07 at 08.01.41 1Il tema dei territori feriti e delle periferie del mondo e di casa nostra, specialmente di Palermo, dove sta esplodendo la violenza giovanile e dove il degrado sociale e l’abbandono hanno ormai raggiunto livelli intollerabili, sono stati al centro dell’attenzione al Premio Mario e Giuseppe Francese, giunto alla XXVII edizione. La manifestazione, organizzata dall’Ordine regionale dei giornalisti, in collaborazione con il Comune di Palermo, il Giornale di Sicilia, l’associazione Uomini del Colorado, il patrocinio dell’Ordine nazionale dei giornalisti e il contributo grafico di Danilo Li Muli,si è svolta il 6 febbraio nella splendida cornice della sala degli Stemmi del teatro Massimo, alla presenza di numerose autorità civili e militari, e un folto pubblico. A presentare la serata la giornalista Rai Tiziana Martorana, che ha poi passato il testimone a Lidia Tilotta, anche lei giornalista Rai, per condurre un talk sul tema “Territori feriti tra paure e voglie di riscatto”.

WhatsApp Image 2026 02 07 at 08.01.41 17La serata è cominciata con la magistrale lettura da parte dell’artista Salvo Piparo di un articolo scritto da Salvo Licata nel 1979 dal titolo “le borgate di Palermo”. Un pezzo quanto mai attuale a distanza di 40 anni, che parla delle borgate palermitane un tempo definite “ridenti” e del loro sviluppo disordinato, tra abbandono, degrado, disservizi, abbandonate a se stesse, terra di conquista per la mafia che qui pesca a mani basse la sua manovalanza. Periferie tornate negli ultimi tempi sempre più al centro dell’attenzione per le guerre fra gang, le “stese” dei picciotti nelle zone della movida, in stile camorra.

A seguire un altro tuffo indietro nel tempo per ricordare le origini del Premio Francese e Corrado Maiorca, giornalista siracusano morto all’improvviso lo scorso 1 gennaio.E’ stato lui l’ideatore e promotore del Premio Francese, nato appunto a Siracusa, città natale di Mario Francese, nel 1993. Per ricordare quegli inizi è stato proiettato un video della seconda edizione, che si è svolta in un albergo di Fontane bianche. Vincitore del Premio Mario Francese fu allora Gianni Minoli per il suo Mixer. A consegnarglielo il vincitore dell’edizione precedente Ciccio La Licata. A seguire le immagini della V edizione, svolta nel teatro di Noto alla presenza di figure importanti del giornalismo nazionale come Cristina Parodi, Gianni Minoli, Lamberto Sposini, Cesare Buonamici, Emilio Carelli e Maurizio Costanzo, vincitore del Premio di quella edizione e collegato in diretta con la sua trasmissione Buona Domenica.
WhatsApp Image 2026 02 07 at 08.01.41 9“Nel ricordare Corrado Maiorca voglio usare - ha detto Giulio Francese - soprattutto una parola: gratitudine. Corrado lanciò una sfida, con pochissimi mezzi, per far sì che il nome di Mario Francese non restasse più nell’oblio. E mentre Palermo taceva lui diede vitaa Siracusa al Premio, insieme con un gruppo di giovani colleghi. Era un grande organizzatore, per lui la parola impossibile non esisteva. E infatti riuscì incredibilmente a fare crescere in pochissimi anni il Premio fino a dargli una importante ribalta nazionale”. Fra i giornalisti che lo affiancarono in quella sfida c’era sua moglie, Lucia Basso, giornalista Rai, che è stata chiamata sul palco per ritirare una targa in ricordo del Coniuge scomparso. A consegnargliela Gaetano Savatteri, presidente della commissione del Premio Francese e Felice Cavallaro, entrambi sostenitori del Premio fin dalla prima ora, che hanno ricordato con commozione quegli inizi.

A seguire il momento clou delle premiazioni. Premio Mario Francesead Alessio Mamo, fotoreporter catanese che lavora per svariate e prestigiose testate internazionali. Ha documentato il dramma delle migrazioni, i crimini contro i rifugiati ed è presente con il suo obiettivo in territori teatri di guerra o di post conflitto. A consegnarli la targa d’argento il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia Concetto Mannisi. «Sento - ha detto il vincitore - la responsabilità di lavorare su storie che necessitano di attenzione e delicatezza che non tutti hanno - dice -. Non si tratta solo di fare uno scatto, ma di raccontare la verità assoluta, senza fare informazione sbagliata”.

WhatsApp Image 2026 02 07 at 08.01.41 4La targa d’argento Giuseppe Francese è stata consegnata dal direttore del Giornale di Sicilia Marco Romano ad Angela Iantosca, giornalista e scrittrice impegnata su più fronti: mirabili alcuni suoi lavori per raccontaregrandi temi sociali come il lato oscuro della tossicodipendenza ma anche crudi scenari legati alla violenza della 'ndrangheta.«Calamandrei disse che perchè sia viva la Costituzione bisogna metterci impegno e volontà - sottolinea -. E questo è il compito che abbiamo come giornalisti e come essere umani».

La seconda parte della serataha lasciato spazio al dibattito sul tema «Territori feriti tra paure e voglia di riscatto», moderato da Lidia Tilotta. Al talk hanno partecipatoil procuratore capo Maurizio De Lucia, il sindaco Roberto Lagalla, la dirigente scolastica dell'istituto «Sperone Pertini» Antonella Di Bartolo, l'attore Gigi Borruso, che opera da anni nel quartiere dei Danisinni e Carmelo Pollichino di Libera. Assente don Luigi Ciotti che però ha inviato un messaggio: «L’informazione accurata e trasparente rimane uno degli strumenti più potenti per contrastare le mafie ed il malaffare in generale. Ma anche per richiamare le persone alle proprie responsabilità civili, contro la tendenza a banalizzare e delegare i problemi sociali».

Lagalla ha sottolineato l’importanza delle infrastrutture per «connettere le periferie al resto della città. L’isolamento è una piaga. Avere a disposizione mezzi di trasporto per i ragazzi dello Sperone è anche la chiave di svolta auspicata dalla preside Di Bartolo: «Abbiamo quasi azzerato la dispersione scolastica, ma bisogna valorizzare chi ha un talento sportivo e la mobilità è ancora un problema».
Il giornalista Marco Romano si è rivolto al procuratore De Lucia ponendo l’accento sul concetto diffuso di periferia. «Territorialmente, Mondello è più lontana dello Zen - spiega -. Eppure, non è considerata periferia. L’Albergheria, Borgo Vecchio non sono periferia. Non possiamo buttarla sull’aspetto territoriale, piuttosto parliamo di un humus che genera solo malessere. Non si muove l’economia legale, quella sana che porta ristoranti e hotel nelle altre zone della città. Non c’è motivo che ad oggi lo Zen debba diventare migliore di quello che è: non c’è niente e quello che c’è è malato». La microcriminalità che arriva dallo Zen e che non è mafia, ma dove la mafia nasce nell’assenza di tutto. De Lucia lo aveva già detto e lo ribadisce: «Le forze di polizia e la magistratura - spiega - intervengono sul patologico. Ma è una pressione insufficiente a risolvere i problemi che vanno affrontati sul versante economico. Bene la cultura, ma prima ancora bisogna costruire in quelle aree occasioni di lavoro. Se il reddito delle persone non cresce, la mafia invece lo offre per ricostituire le proprie forze». Concorda anchel’attore Gigi Borruso, promotore da anni nel quartiere di Danisinni di iniziative culturali. Mentre Carmelo Polacchino sottolinea i grandi sforzi del volontariato abbandonato un po’ a stesso e richiama la politica a fare la propria parte. “Dal terzo settore arrivano numerose proposte ma se la politica non le istituzionalizza, concretizzandole, è tutto inutile”.