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Categoria: Ultime Notizie
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Una cerimonia intensa quella che si è svolta in Viale Campania, a Palermo, per ricordare i 47 anni della morte di Mario Francese, giornalista ucciso dalla mafia. Una folla di giornalisti, amici, autorità ma sopratutto di studenti ha sfidato il freddo e la pioggia per ritrovarsi davanti alla lapide che ricorda il sacrificio del generoso giornalista. E sono stati i giovani, gli studenti dell'istituto comprensivo Marconi-Garzilli, che ha intitolato a Francese il plesso di piazza De Gasperi, e gli studenti del liceo Pareto-Duca degli Abruzzi, i protagonisti della giornata. Si sono rivolti direttamente a Mario, scrivendo e leggendo le loro lettere per dirgli grazie. E non solo. Parole schiette, sincere, che hanno colpito ed emozionato i presenti. Parole importanti che vanno raccolte, meditate e per questo le pubblichiamo. Perché ne rimanga traccia e perché si capisca che Palermo, con questi giovani, può realmente coltivare la speranza di un futuro migliore.

Le nostre parole per Mario

Caro Mario,
oggi, 26 gennaio, come ogni anno ci ritroviamo a ricordarti e a ringraziarti per l’aiuto che hai dato alla nostra città. Non è facile trovare le parole giuste per parlare di te. Le parole erano il tuo mestiere: sapevi usarle bene, anche quando erano scomode, anche quando davano fastidio a qualcuno. Ti scriviamo perché conosciamo la tua storia. La prima volta che abbiamo sentito parlare di te è stato a scuola e c’è una parola ci è rimasta impressa più di tutte: MAFIA. Tu non ti sei mai lasciato intimorire da quella parola, come purtroppo accade a molte persone. Al contrario hai scelto di affrontarla usando il tuo lavoro, la tua penna. Ma non solo: ci hai messo il cuore, la forza e soprattutto il coraggio. Il coraggio di raccontare ciò che nessuno vedeva, o forse ciò che nessuno voleva vedere.
La mafia ti aveva minacciato più volte e molti pensavano che ti saresti fermato. Ma fermarti non era nelle tue corde. Hai fatto una scelta difficile, hai scelto la libertà La libertà di scrivere, di parlare, di raccontare, ma soprattutto di far conoscere la verità. Non hai tralasciato niente, nemmeno i nomi e cognomi dei boss mafiosi, appartenenti a Cosa Nostra. Erano uomini senza scrupoli, gli stessi che, davanti alla tua casa, con colpi di pistola ti hanno tolto la vita. Colpi che possono sembrare piccoli, ma che hanno inflitto un dolore enorme non solo a te, ma a tutti. Noi ragazzi e ragazze, oggi radunati qui in cerchio, non vogliamo rimanere in silenzio, perché uomini come te non devono essere dimenticati. Gli eroi non muoiono finché qualcuno continua a ricordarli e a raccontare la loro storia.
Non ci siamo presentate: siamo Claudia e Giulia due ragazze che frequentano l’Istituto Guglielmo Marconi la stessa scuola in cui sono cresciuti i tuoi figli. Nonostante i tuoi numerosi impegni, sei stato un pilastro fondamentale della nostra scuola, tanto che il nostro plesso porta con orgoglio il tuo nome: Mario Francese. Oggi, anche se non sei fisicamente qui con noi, ci piace pensare che tu ci stia ascoltando e osservando. Oppure, chissà, forse sei lassù a scrivere i tuoi articoli, su qualche giornale speciale, se i giornali esistono in paradiso. Grazie, Mario, per il tuo esempio, per il tuo coraggio e per quello che hai fatto per la città di Palermo.
Claudia Leone e Giulia Di Trapani (Scuola Marconi-Garzilli, plesso Mario Francese)

Noi non resteremo zitti
(Cloe Barbuscia, Emilio Cerami, Giulia Dava, Ismaele Lo Cicero - Scuola Marconi plesso M.Francese

Cloe Barbuscia: Mario Francese è stato un giornalista. Ha raccontato la mafia quando nessuno osava farlo.
Emilio Cerami: L’articolo 21 della nostra costituzione recita che la stampa è libera, senza censure.
Giulia Davì: e Francese ha scritto nomi, fatti, collegamenti, senza paura.
Ismaele Lo Cicero: Ok. Allora oggi facciamo una commemorazione.
Cloe Barbuscia: Oggi ricordiamo Mario Francese.
Ismaele Lo Cicero: Appunto. Ricordiamo. Cinque minuti, qualche frase giusta e siamo a posto con la coscienza.
Giulia Davì: Non è questo il punto.
Ismaele Lo Cicero: Lo so. Ma lo sapete che spesso finisce così.
Giulia Davì: Mario Francese denunciava la mafia.
Ismaele Lo Cicero: Sì, lo sappiamo. Mafia, corruzione, appalti strani…sono come il traffico: ti urta, ti arrabbi, ci fai il callo e poi vai avanti.
Cloe Barbuscia: E questo non ti sembra un problema?
Ismaele Lo Cicero: Mi sembra IL problema.
Emilio Cerami: Infatti, si chiama assuefazione.
Giulia Davì: Quando il male smette di scandalizzare.
Cloe Barbuscia: Quando diventa “normale”. Mario Francese invece non si era abituato.
Emilio Cerami: Scriveva.
Cloe Barbuscia: Scriveva nomi. E i nomi danno fastidio.
Giulia Davì: Perché senza nomi la verità resta comoda.
Ismaele Lo Cicero: Dire tutto non è coraggio. È incoscienza.
Cloe Barbuscia: No. È responsabilità.
Ismaele Lo Cicero: La paura protegge. Fa sopravvivere.
Emilio Cerami: Protegge chi comanda, non chi cerca la verità.
Ismaele Lo Cicero: Non si può dire tutto. Ci sono limiti, conseguenze.
Emilio Cerami: I limiti nascono quando la verità fa male a chi ha potere.
Ismaele Lo Cicero: Chi parla paga un prezzo altissimo. E spesso chi tace non si salva dal rimorso, dalla responsabilità morale.
Giulia Davì: Il silenzio ha un costo che si misura in ingiustizie, in morte, in dolore.
Cloe Barbuscia: Mario Francese non si è fermato. I nomi li scriveva. I fatti li raccontava.
Emilio Cerami: Abbassare la voce può sembrare prudente. Può sembrare più sicuro.
Giulia Davì: Ma quando la voce si abbassa troppo a lungo…
Ismaele Lo Cicero: …smetti di essere giornalista. Smetti di servire la verità. Smetti di ricordare chi ha pagato per la libertà di parola.
Cloe Barbuscia: Oggi forse non ti colpiscono: ti ignorano o ti isolano.
Ismaele Lo Cicero: Così il silenzio sembra la scelta più comoda.
Emilio Cerami: È la connivenza: nessuno parla, ma tutti sanno.
Ismaele Lo Cicero: Allora no. Non voglio una commemorazione silenziosa e sottotono.
Cloe Barbuscia: Nemmeno noi.
Giulia Davì: Ricordare Mario Francese serve a non farci abituare.
Emilio Cerami: A non dire: “È sempre stato così”.
Cloe Barbuscia: Perché lui non si era abituato.
Emilio Cerami: E non ha scelto il silenzio.
Ismaele Lo Cicero: La libertà di stampa non è una formula. È una scelta.
TUTTI: La libertà di stampa non muore con il rumore. Muore con il silenzio.
Ismaele Lo Cicero: E oggi, ricordando Mario Francese, noi scegliamo di non stare zitti. E noi oggi siamo qui per non stare zitti.

Le tue parole continuano a vivere
Caro Mario Francese,
ci chiamiamo Sophie e Dorotea, abbiamo dodici anni. Abbiamo letto la tua storia e sentito il bisogno di scriverti, perché ci ha toccate profondamente. La tua vita e il tuo lavoro ci hanno fatto capire quanto sia difficile, ma anche necessario, dire la verità. Tu hai scelto di non restare in silenzio davanti all'ingiustizia e alla violenza, anche quando farlo significava correre grandi rischi. Il tuo coraggio ci insegna che il giornalismo non è solo raccontare i fatti, ma è un gesto di responsabilità verso tutti. Grazie a persone come te, possiamo conoscere la realtà, capire meglio il mondo e non chiudere gli occhi davanti a ciò che accade. La libertà di stampa è un bene prezioso e il tuo esempio ci ricorda che non è mai scontata: va difesa ogni giorno, con onestà e coraggio. Le tue parole continuano a vivere e a parlare anche oggi, ricordandoci che il silenzio fa paura, ma la verità è più forte. Ti ringraziamo perché, con il tuo esempio, ci insegni a non girarci dall'altra parte e a credere che dire a verità può davvero cambiare le cose.
Con affetto e rispetto,
Sophie Tedesco e Dorotea Saja (Scuola Marconi-Garzilli, plesso Mario Francese


Un modello per noi giovani

Caro Mario,
le scrivo questa lettera spinta da una grande ammirazione per quello che ha fatto da giornalista e da onesto cittadino. Dalla sua storia ho imparato che l'integrità morale e il coraggio sono valori per i quali vale la pena lottare, anche a costo della propria vita. Dal suo esempio ho imparato che è un atto di grande coraggio non voltarsi dall'altra parte davanti ad un'ingiustizia, alla corruzione e alla violenza. La sua professionalità, la sua serietà e la sua dedizione al lavoro sono di esempio per noi ragazzi; Il suo lavoro continua ad insegnarci che raccontare la realtà è il primo passo per combattere la prepotenza. La forza del suo messaggio vive ancora oggi in suo figlio e nei suoi cari e in noi studenti che siamo orgogliosi di frequentare una scuola che è intitolata proprio la lei. Maria Sofia Signorino (Scuola Marconi-Garzilli, plesso Mario Francese)

Un esempio da non dimenticare
Quello del giornalista è una professione affascinante e particolarmente importante, ma incredibilmente può diventare un mestiere pericoloso. Ne sanno qualcosa i familiari delle donne e degli uomini che hanno pagato con la vita il coraggio di fare il loro lavoro. Tra questi il mio pensiero va a Mario Francese che ha raccontato le cose per come erano, ha esercitato il suo diritto, sancito dalla costituzione, di raccontare la verità, è stato coraggiosamente libero e per questo è stato messo a tacere per sempre dalla mafia. Pensando a lui, a ciò che ha fatto e di cui abbiamo tanto parlato in classe, mi viene in mente la libertà e mi pongo una domanda: “Se tutti i giornalisti raccontassero la pura verità, quanto sarebbe migliore la nostra società?” Una risposta certa io non ce l’ho, ma sono sicura che ci sarebbe più giustizia e ci sarebbe posto per i buoni esempi da seguire. Io e i miei compagni, il sacrificio e l’esempio di Mario Francese, di certo non li dimenticheremo mai.
Costanza Costanzo (Scuola Marconi-Garzilli, plesso Mario Francese)

Il valore di un giornalismo libero
Mario Francese è stato uno dei più importanti giornalisti d’inchiesta italiani, e purtroppo anche uno dei primi a pagare con la vita il coraggio di raccontare la verità sulla mafia. Lavorava per il Giornale di Sicilia e, negli anni Settanta, quando parlare apertamente di Cosa Nostra era ancora rarissimo, Francese aveva già capito una cosa fondamentale: la mafia non era solo criminalità di strada, ma un sistema di potere fatto di affari, appalti, politica e grandi interessi economici. Fu tra i primi a indagare sui cosiddetti “colletti bianchi” di Cosa Nostra e sul ruolo dei Corleonesi, in particolare di Totò Riina e Bernardo Provenzano, quando ancora non erano conosciuti dall’opinione pubblica. I suoi articoli sugli appalti, sulle dighe e sulle connessioni tra mafia e istituzioni erano incredibilmente lucidi e in anticipo sui tempi. Proprio per questo, Mario Francese fu lasciato spesso solo. Non ebbe la protezione che meritava e il 26 gennaio 1979 venne assassinato a Palermo. Per anni il suo omicidio rimase senza colpevoli, come se la sua voce dovesse essere cancellata due volte: prima con i proiettili, poi con il silenzio.
Solo molti anni dopo arrivò la verità giudiziaria, grazie anche alla tenacia del figlio Giuseppe Francese, che non smise mai di chiedere giustizia. Ricordare oggi Mario Francese non significa solo commemorare una vittima della mafia, ma riconoscere il valore di un giornalismo libero, rigoroso e coraggioso. Un giornalismo che non si limita a raccontare i fatti, ma prova a spiegare il potere e a smascherarlo. La sua storia ci ricorda che la libertà di informazione non è scontata e che, senza il coraggio di persone come lui, la verità rischia di restare sepolta.
Antonio Cangelosi, Vincenzo Minnella, Giovanni Sorrenti
(Plesso Pareto dell'istituto "Duca Abruzzi Pareto")