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La diga Garcia si chiamerà Mario Francese

Sarà intitolata a Mario Francese, il giornalista ucciso nel '79, la diga Garcia sul fiume Belice, per il cui rilancio la Regione è riuscita a sbloccare, nei giorni scorsi, dopo 15 anni, 40 milioni di euro di fondi statali. A giugno, con una cerimonia, la Regione dedicherà l'opera al cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia, che sul grande affare della diga scrisse un'inchiesta a puntate. Intorno all'affaire Garcia Francese vide crescere e svilupparsi a suon di omicidi la mafia di Corleone e ne raccontò l'ascesa con pagine di grande cronaca, ricche di particolari. Fu il primo a capire e a raccontare, per esempio, che dietro la sigla di una misteriosa società, la Risa, si nascondeva Riina, pienamente coinvolto nella gestione dei subappalti per la costruzione dell'invaso.

Per ricordare Francese Gianfranco Zanna, direttore regionale di Legambiente, ha organizzato, partendo da Contessa Entellina, una camminata sulla sponda sinistra dell'invasione attraversando il bosco di Petraro fino al capanno di birdwatching dell’Ente gestore della Riserva Naturale Grotta di Entella, in collaborazione con il CAI Sicilia onlus. E in questa occasione ha lanciato ufficialmente la proposta di intitolare la diga al giornalista ucciso dai corleonesi. Proposta che ha trovato subito terreno ferile alla Regione.

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Premio a Giulio Francese nel nome del padre

E' stata celebrata sabato 25 maggio, a Lazzaro di Motta San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria, la settima edizione del premio ''Societa' civile e cultura per la legalita''', manifestazione itinerante dell'Unione nazionale delle Pro-Loco, quest'anno voluta dal comune di Motta San Giovanni. La cerimonia è stata coordinata da Riccardo Giacoia, inviato del Tg1, alla presenza di personalità politiche internazionali, militari, magistrati. ''L'evento - ha detto Ida Cotrupi, della Pro-loco di Motta San Giovanni - vuole essere un segnale di cambiamento per un nuovo Mezzogiorno, dove la volontà di credere in un futuro diverso è un dovere verso le nuove generazioni''.

Numerosi i riconoscimenti, tutti intitolati a vittime della mafia.Tra i premiati, l'ambasciatore del Canada in Italia James Fox ed il ministro della Cooperazione internazionale della repubblica nordamericana Julian Fantino, ex capo della polizia di Toronto, di origini calabresi, a cui è stata conferita una targa in ricordo del capo della squadra mobile di Palermo Ninni Cassarà, assassinato dalla mafia il 3 agosto del 1985 a Palermo. ''Sono qui per onorare i caduti delle forze di polizia italiani - ha detto - che pagando con la vita hanno voluto mantenere alti i valori della legalita' e del vivere civile''.

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Cari Mario e Giuseppe...

Momenti molto toccanti a Bagheria nella giornata di celebrazioni in ricordo di Mario Francese ucciso il 26 gennaio di 34 anni fa a Palermo sotto casa. Autorità e cittadini lo hanno ricordato a Palermo di mattina, presente anche il sindaco di Corleone che ha rinnovato alla famiglia e a tutte le vittime della mafia la sua invocazione di perdono. Il momento religioso a partire dalle ore 18,30 nella chiesa San Giovanni Bosco celebrata da padre Michele Stabile. Grande commozione alla fine, quando una ragazza e un ragazzo hanno letto due lettere. La prima fa parte del gruppo giovanile parrocchiale che frequenta la "casa di Giuseppe" messa a disposizione della comunità di padre Stabile dalla famiglia Francese, l'altra è di uno studente della scuola media Tommaso Aiello, che ha letto in classe assieme ai suoi compagni il libro "Il quarto comandamento", di Francesca Barra, sulla vita e la morte di Mario e Giuseppe Francese e a quest'ultimo ha voluto manifestare la propria simpatia e il proprio affetto. Di seguito ecco i testi.

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Mario Francese, 34 anni dopo ricordo "vivo"

DUE SINDACI E UN MINISTRO
Mario Francese, 34 anni dopo. Una cerimonia semplice ma intensa, quella che si è celebrata per ricordare il sacrificio del giornalista ucciso dalla mafia la sera del 26 gennaio 1979. Una giornata da ricordare per la presenza di un ministro, quello per la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi (visita privata ai familiari, nel pomeiggio) e di due sindaci, quello di Palermo, Orlando e quello di Corleone, Leoluchina Savona.

CORLEONE CHIEDE PERDONO
Dopo avere ospitato nella cittadina di Totò Riina la mostra su Mario Francese, il giornalista che per primo puntò il dito contro i "corleonesi"raccontandone l'ascesa, il sindaco di Corleone è voluto essere presente sul luogo in cui è caduto il cronista: "Corleone piange un giornalista che ha sacrificato la vita per raccontare la verità. Chiediamo perdono alla famiglia di Francese e a tutte le vittime della violenza mafiosa".

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La mostra su Mario Francese "conquista" Corleone

Sarà messa a dispozione delle scuole, degli studenti nati decenni dopo la sua morte per ricordare oltre il vincolo della memoria diretta. La mostra "Una vita in cronaca. Per rompere il silenzio", dedicata a Mario Francese, vittima dei corleonesi, rimarrà a Corleone fino al 26 gennaio, trentaquattresimo anniversario della morte del cronista del Giornale di Sicilia. La mostra, allestita nel centro della provincia di Palermo in occasione del "Festival della legalità in tour" organizzato per ricordare il ventennale dell'arresto di Riina, è stata infatti prorogata su richiesta delle scuole e del sindaco Lea Savona visto il grande successo ottenuto in questi giorni.

La mostra, che in 34 pannelli raccoglie le foto, gli articoli e la storia del giornalista ucciso da Leoluca Bagarella, questa settimana potrà essere visitata presso il complesso monumentale di Sant'Agostino, in via Sant'Agostino. "Il nostro obiettivo – spiega il sindaco di Corleone – è far conoscere a tutti la storia di Francese, un uomo giusto e con la schiena dritta che ha trovato la morte per aver fatto il suo dovere senza piegarsi. Dall'inaugurazione di domenica l'afflusso di gente venuta a visitarla è stato ininterrotto".

Successo per la mostra, ma anche – o forse soprattutto – valenza simbolica. Francese, infatti, fu il primo giornalista a mettere a fuoco l'ascesa dei corleonesi, il nuovo potere della "Ri.Sa." e la scalata criminale del proprietario di quest'impresa, il cui nome sta appunto per "Riina Salvatore". "Ma mio padre – afferma Giulio Francese, figlio del giornalista – era legato a Corleone per motivi affettivi: venivamo spesso qui in paese insieme e con lui, lungo queste strade, conservo ricordi meravigliosi".

Anche per questo Mario Francese non cadde nella tentazione di semplificare, generalizzando. "Nei suoi articoli – prosegue Giulio Francese, anima della fondazione che porta il nome del padre e del fratello Giuseppe, anch'egli vittima della mafia – non chiamava Riina e il suo clan 'corleonesi', ma 'liggiani'. Il giornalismo spesso porta a semplificare, ma così non si rende onore a un paese, Corleone, nel quale c'è anche molta gente sana". Quella gente che da domenica ha affollato la mostra. E che adesso ne ha voluto la proroga.

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